Associazione | Storia
IL CENTRO ITALIANO DI DOCUMENTAZIONE SULLA COOPERAZIONE E L’ECONOMIA SOCIALE

La lettera e) del comma 1, dell’articolo 2 dello Statuto di Legacoop Bologna prevede come compito specifico quello di “sviluppare e coordinare una permanente attività di ricerca economica e sociale; garantire la tutela e la conservazione del materiale storico ed archivistico; promuovere la tutela degli archivi degli enti associati; contribuire annualmente al sostegno del Centro Italiano di Documentazione sulla Cooperazione e l’Economia Sociale”.

Il Centro di Documentazione sulla Cooperazione e l’Economia Sociale rappresenta quindi uno strumento importante per l’intero mondo cooperativo.
Esso:
1. cura la raccolta e la catalogazione sistematica del materiale documentario relativo all’economia sociale e cooperativa;2. promuove ricerche storiche, politiche, socio-economiche finalizzate all’incremento delle conoscenze nel settore;3. diffonde la cultura cooperativa presso le scuole, le università, le istituzioni culturali, anche mediante la pubblicazione di libri e documenti a carattere monografico o periodico;4. organizza convegni, dibattiti, stage anche a carattere formativo, al fine di approfondire e uniformare metodologie e tecniche della ricerca storico-documentaria del settore.

Il materiale raccolto, catalogato e conservato presso il Centro è organizzato in una Sezione Archivistica e una Sezione Biblioteca.

La Sezione archivistica ospita materiale storico a partire dal 1945 (e anche di fine ottocento), fra cui documenti societari, foto, bilanci, etc. Complessivamente sono presenti 30.000 stampe e 600 manifesti.

Nella Sezione Biblioteca è raccolto invece materiale bibliografico costituito principalmente da monografie di carattere generale sul tema cooperazione, e da atti di congressi, convegni, e seminari; l’intero patrimonio conservato in questa sezione è costituito da circa 10.000 volumi e da 300 periodici.

Il patrimonio complessivamente descritto rappresenta a tutt’oggi un fondo unico nel panorama nazionale.

Presso il Centro è infine consultabile una banca dati del Repertorio anagrafico delle cooperative di Bologna e provincia, che comprende le cooperative costituite dal 1883 ad oggi, aderenti a tutte le centrali di rappresentanza.

Il Centro è aperto al pubblico con i seguenti orari:
dal lunedì al venerdì 9.30 – 12.30 / 15.30 – 17.30

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Centro di Documentazione sulla Cooperazione e l’Economia Sociale
Presidente: Mauro Lusetti
Direttore: Elena Romagnoli
Via Mentana, 2 – 40126 Bologna (Italy)
Tel. +39 – 051 231313 – Fax: +39 – 051 6561934
E-mail: info@cooperazione.net
Web: www.cooperazione.net

Forme di cooperazione spontanea sono sempre esistite, ma per individuare la nascita di un vero e proprio movimento cooperativo organizzato – in cui l’associazione fra le persone si basa sulla volontaria e cosciente condivisione di ideali comuni – bisogna risalire all’inizio dell’Ottocento.

La rivoluzione industriale verificatasi tra il Settecento e l’Ottocento, infatti, aveva trasformato milioni di individui (uomini, donne e bambini) in operai salariati, sottoponendoli a ritmi di lavoro disumani in cambio di paghe da fame ed esponendoli all’arbitrio degli industriali anche per colpa di leggi che proibivano ogni organizzazione sindacale.
Proprio per aggirare queste inique leggi in Inghilterra – il paese nel quale l’industrializzazione aveva raggiunto il suo massimo sviluppo – gli operai cominciarono a creare delle “Società di Mutuo Soccorso”, organizzazioni in cui le attività di carattere solidaristico (in particolare sostegno ai membri momentaneamente disoccupati e l’assistenza alle famiglie più bisognose) si accompagnavano ad attività di tipo sindacale e rivendicativo.

La prima cooperativa di consumatori in senso moderno fu la “Rochdale Pioneers Society”, la Società dei Probi Pionieri di Rochdale fondata nel 1844 da ventotto tra operai tessili e artigiani che, unendo i loro miseri averi (circa una sterlina a testa), si associarono con l’obiettivo iniziale di aprire uno spaccio cooperativo dove anche i più poveri potessero acquistare i generi di prima necessità: farina, zucchero, qualche candela, etc.

Mettendo insieme le loro forze – pensavano i Pionieri – sarebbe stato più facile difendere il potere d’acquisto dei loro magri salari, e gli eventuali profitti ricavati dallo spaccio avrebbero potuto essere impiegati per creare nuovi posti di lavoro per i soci in difficoltà. L’iniziativa ebbe successo, e fu rapidamente seguita dall’apertura di una macelleria, poi di un negozio di stoffe e quindi di un mulino.

Il più importante merito dei Pionieri di Rochdale fu quello di fissare nel loro statuto i principi fondamentali che tutt’oggi ispirano l’intero movimento cooperativo, come la condivisione fra i soci di valori e interessi, la democrazia interna (basata sul principio “una testa, un voto”), la tolleranza religiosa, il diritto all’istruzione, la parità tra i sessi (a cominciare dal riconoscimento del diritto di proprietà anche per le donne, non contemplato dalle leggi dell’epoca), la solidarietà.

A partire dall’esperienza di Rochdale il movimento cooperativo si estese ben presto a tutta l’Europa e al resto del mondo.

In Italia la diffusione delle cooperative di consumatori fu a lungo frenata dai ritardi del processo di industrializzazione nazionale (basti pensare che alla fine dell’Ottocento il 60% della popolazione attiva viveva ancora del lavoro dei campi, procurandosi quindi direttamente i beni di prima necessità senza ricorrere al commercio al minuto).

La storia del movimento cooperativo, e in particolare di quello bolognese, riassunta in quattro periodi

 

1860 – 1920

La prima Società Operaia di Mutuo Soccorso nasce a Bologna nel 1860, con lo scopo di tutelare l’occupazione, il diritto all’istruzione, il diritto allo sciopero e al suffragio universale.Nel 1888 Bologna ospita il 2° Congresso della Federazione delle Società Cooperative Italiane (il primo si era svolto due anni prima a Milano).

Gli ultimi anni dell’800 e i primi del ‘900 sono anni di grande fermento; a Bologna continuano a sorgere nuove cooperative nei più svariati settori dell’economia: cooperative di ceramisti, di fornai, di operai, cooperative agricole (come quelle di Malalbergo e Medicina che applicano l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), cooperative di consumo e per le case popolari. Nel 1921 la Lega arriva a contare 3600 cooperative di consumo e 2700 cooperative di produzione e lavoro.

1920 – 1945
Nel primo semestre del 1921 comincia a scatenarsi la violenza fascista contro sedi di partito, camere del lavoro, leghe sindacali, cooperative.

Nel 1926 il fascismo scioglie i partiti e i giornali di opposizione e fonda l’Ente Nazionale Fascista della Cooperazione, al fine di privare di ogni autonomia il mondo cooperativo.

Durante la guerra molti cooperatori partecipano e sostengono la lotta di resistenza e di liberazione dalla dittatura nazifascista. Nel 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale contribuisce in maniera rilevante alla rinascita del movimento cooperativo: il 27 agosto la Federcoop di Bologna celebra il suo primo congresso dopo la Liberazione (mentre nello stesso anno a Roma si celebra il primo congresso della rinata Lega Nazionale delle Cooperative).

1947 – 1970
Nel 1947 l’assemblea Costituente vota l’articolo 45 della Costituzione, che riconosce il valore della cooperazione: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura con gli opportuni controlli il carattere e le finalità”.

Le relazioni positive con le istituzioni si raffreddano però con il Governo Scelba che, nel 1955, mette in atto un pesante attacco nei confronti del movimento cooperativo.

Con il boom economico degli anni ’60, la cooperazione impone tuttavia il suo importante ruolo economico e sociale.

Nel 1962 il Congresso della Lega Nazionale delle Cooperative sancisce la scelta dell’autonomia della cooperazione dai partiti.

1970 – 2000
Il periodo che va dall’inizio degli anni ’70 ad oggi è un periodo di “razionalizzazione e ristrutturazione” economica e produttiva anche per il mondo cooperativo.

Il contesto economico diventa sempre più globalizzato e competitivo e il mondo cooperativo si attrezza per rispondere ai cambiamenti sempre più rapidi e profondi: la sfida continua ad essere quella di coniugare l’efficienza imprenditoriale e i valori della socialità, di generare organizzazioni competitive garantendo però il diritto alla partecipazione dei soci.


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