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Mafia in Emilia. Rita Ghedini “Quando serve sappiamo fare pulizia”

La Presidente di Legacoop Bologna ai microfoni di Radio Città del Capo

Rita Ghedini ai microfoni di Radio Città del Capo, intervistata da Giovanni Stinco: “L’inchiesta Aemilia parla chiaro, ci sono stati fatti gravissimi che preoccupano tutti, ma noi siamo un’organizzazione sana, non infiltrata dalla criminalità. Questo vogliamo dirlo in maniera nettissima”. “Le generalizzazioni sono dannose. […] Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose”.

 

Una presa di parola che arriva dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla legalità, Massimo Mezzetti. Per Mezzetti è giusto parlare di mafia, ma non dire che l’Emilia è terra di mafia. “Le generalizzazioni sono dannose – scrive Ghedini su twitter dicendosi d’accordo con Mezzetti – Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose”. Una mobilitazione anti mafia “decennale”, spiega Ghedini ai nostri microfoni facendo l’elenco delle cose fatte per affrontare il problema della criminalità organizzata: la collaborazione con Libera Terra, i protocolli di legalità poi diventati un modello per il territorio, il sostegno morale, economico e organizzativo a eventi come quello del prossimo 21 marzo, che porterà a Bologna decine di migliaia di persone la ventesima giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia. Insomma, “le cooperative sono state le prime a reagire ai tentativi di infiltrazione”.

 

 

Dal sito di Radio Citta del Capo

“Bologna, 27 feb. – “L’inchiesta Aemilia parla chiaro, ci sono stati fatti gravissimi che preoccupano tutti, ma noi siamo un’organizzazione sana, non infiltrata dalla criminalità. Questo vogliamo dirlo in maniera nettissima”. Così Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna. E nei casi in cui la cooperazione è stata infiltrata, come successo a Roma, “siamo stati in grado di fare pulizia, espellendo e commissariando quando necessario”.

Una presa di parola che arriva dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla legalità, Massimo Mezzetti. Per Mezzetti è giusto parlare di mafia, ma non dire che l’Emilia è terra di mafia. “Le generalizzazioni sono dannose – scrive Ghedini su twitter dicendosi d’accordo con Mezzetti – Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose”. Una mobilitazione anti mafia “decennale”, spiega Ghedini ai nostri microfoni facendo l’elenco delle cose fatte per affrontare il problema della criminalità organizzata: la collaborazione con Libera Terra, i protocolli di legalità poi diventati un modello per il territorio, il sostegno morale, economico e organizzativo a eventi come quello del prossimo 21 marzo, che porterà a Bologna decine di migliaia di persone la ventesima giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia. Insomma, “le cooperative sono state le prime a reagire ai tentativi di infiltrazione”.

Quello che ha colpito i vertici di Legacoop, spiega Ghedini, sono le dichiarazioni “da parte diautorevoli esponenti della lotta alla mafia” che hanno indicato nella cooperazione “la porta d’accesso” utilizzata dalle organizzazioni mafiose per insediarsi sul territorio. “Ed è stato anche detto che per contrastare il dilagare mafioso bisogna guardare sopratutto al mondo cooperativo”. Parole che arrivano da “magistrati e esponenti della commissione nazionale anti mafia” e che, ragiona Ghedini, non rappresentano la realtà e “se qualcuno ha notizie di reato è tenuto a comunicarle e a denunciare”. “Quando c’è stato bisogno di fare pulizia l’abbiamo fatta – argomenta la presidente di Legacoop Bologna in riferimento al caso di Mafia Capitale – abbiamo espulso i nostri associati e anche commissariato la nostra associazione regionale del Lazio”. Insomma, “se ci sono comportamenti illegali o al limite della legalità siamo i primi a intervenire e a bandirli dalla nostra organizzazione”. Ghedini racconta di essersi recata dal Prefetto per verificare la situazione della cooperazione, “per chiedere se dovevamo preoccuparci o se c’erano elementi che ci sfuggivano. La risposta è stata: ‘la prefettura quando ha informative procede alle interdittive. Se non avete notizie di interdittive non avete notizie’”.

Ghedini respinge anche “i pregiudizi” che si sono manifestati nei confronti della cooperazione. “Forse abbiamo comunicato di più la capacità imprenditoriale che altri valori”, ma in campo, spiega la dirigente Legacoop, “ci sono anche delle strumentalizzazioni che non nascono certo oggi”. I problemi però ci sono. I bandi al massimo ribasso e la competizione sul costo del lavoro e dei servizi creano le condizioni teoriche e in alcuni casi pratiche per l’insediamento mafioso. “Sapevamo di non essere immuni. La dimensione dell’inchiesta Aemilia colpisce, da qui a dire che l’Emilia è terra di mafia ce ne passa. Quel termine, terra di mafia, è stato sempre utilizzato per definire la struttura delle relazioni sociali e economiche dei territori in cui la vita economica e civile è governate dalla mafia. Invece il tessuto civile e economico della nostra regione è sano. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali di degrado e infiltrazione, non dire che l’Emilia Romagna è una terra mafiosa”.

 

Link all’intervista su Radio Città del Capo

 

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