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Attualità

legacoop bologna | giovani|  

Assemblea di Generazioni, il network dei giovani cooperatori di Legacoop Emilia Romagna

Data evento: 06/03/2015

A Bologna, il 6 Marzo p.v. alle ore 15:30 presso la sede di Granarolo S.p.A.

L'Assemblea di Generazioni,  il network dei giovani cooperatori di Legacoop Emilia Romagna si svolgerà venerdi 6 Marzo 2015 alle ore 15:30 presso la sede di Granarolo S.p.A., Via Cadriano 27/2 Bologna

Durante l'Assemblea avrà luogo il rinnovo del coordinamento e l'elezione del nuovo portavoce di Generazioni E.R.: sarà quindi l'occasione per presentare il lavoro svolto in questi anni e lanciare il nuovo piano di attività.

 

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Inserito da legacoop bologna il 02/03/2015

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legacoop bologna | legalita'|  

Mafia in Emilia. Rita Ghedini "Quando serve sappiamo fare pulizia"

Data evento: 02/03/2015

La Presidente di Legacoop Bologna ai microfoni di Radio Città del Capo

Rita Ghedini ai microfoni di Radio Città del Capo, intervistata da Giovanni Stinco: "L'inchiesta Aemilia parla chiaro, ci sono stati fatti gravissimi che preoccupano tutti, ma noi siamo un'organizzazione sana, non infiltrata dalla criminalità. Questo vogliamo dirlo in maniera nettissima". "Le generalizzazioni sono dannose. [...] Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose".

 

Una presa di parola che arriva dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla legalità, Massimo Mezzetti. Per Mezzetti è giusto parlare di mafia, ma non dire che l’Emilia è terra di mafia. “Le generalizzazioni sono dannose – scrive Ghedini su twitter dicendosi d’accordo con Mezzetti – Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose”. Una mobilitazione anti mafia “decennale”, spiega Ghedini ai nostri microfoni facendo l’elenco delle cose fatte per affrontare il problema della criminalità organizzata: la collaborazione con Libera Terra, i protocolli di legalità poi diventati un modello per il territorio, il sostegno morale, economico e organizzativo a eventi come quello del prossimo 21 marzo, che porterà a Bologna decine di migliaia di persone la ventesima giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia. Insomma, “le cooperative sono state le prime a reagire ai tentativi di infiltrazione”.

 

 

Dal sito di Radio Citta del Capo

"Bologna, 27 feb. – “L’inchiesta Aemilia parla chiaro, ci sono stati fatti gravissimi che preoccupano tutti, ma noi siamo un’organizzazione sana, non infiltrata dalla criminalità. Questo vogliamo dirlo in maniera nettissima”. Così Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna. E nei casi in cui la cooperazione è stata infiltrata, come successo a Roma, “siamo stati in grado di fare pulizia, espellendo e commissariando quando necessario”.

Una presa di parola che arriva dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla legalità, Massimo Mezzetti. Per Mezzetti è giusto parlare di mafia, ma non dire che l’Emilia è terra di mafia. “Le generalizzazioni sono dannose – scrive Ghedini su twitter dicendosi d’accordo con Mezzetti – Da anni sosteniamo le coop di Libera Terra e lottiamo contro le infiltrazioni mafiose”. Una mobilitazione anti mafia “decennale”, spiega Ghedini ai nostri microfoni facendo l’elenco delle cose fatte per affrontare il problema della criminalità organizzata: la collaborazione con Libera Terra, i protocolli di legalità poi diventati un modello per il territorio, il sostegno morale, economico e organizzativo a eventi come quello del prossimo 21 marzo, che porterà a Bologna decine di migliaia di persone la ventesima giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia. Insomma, “le cooperative sono state le prime a reagire ai tentativi di infiltrazione”.

Quello che ha colpito i vertici di Legacoop, spiega Ghedini, sono le dichiarazioni “da parte di autorevoli esponenti della lotta alla mafia” che hanno indicato nella cooperazione “la porta d’accesso” utilizzata dalle organizzazioni mafiose per insediarsi sul territorio. “Ed è stato anche detto che per contrastare il dilagare mafioso bisogna guardare sopratutto al mondo cooperativo”. Parole che arrivano da “magistrati e esponenti della commissione nazionale anti mafia” e che, ragiona Ghedini, non rappresentano la realtà e “se qualcuno ha notizie di reato è tenuto a comunicarle e a denunciare”. “Quando c’è stato bisogno di fare pulizia l’abbiamo fatta – argomenta la presidente di Legacoop Bologna in riferimento al caso di Mafia Capitale – abbiamo espulso i nostri associati e anche commissariato la nostra associazione regionale del Lazio”. Insomma, “se ci sono comportamenti illegali o al limite della legalità siamo i primi a intervenire e a bandirli dalla nostra organizzazione”. Ghedini racconta di essersi recata dal Prefetto per verificare la situazione della cooperazione, “per chiedere se dovevamo preoccuparci o se c’erano elementi che ci sfuggivano. La risposta è stata: ‘la prefettura quando ha informative procede alle interdittive. Se non avete notizie di interdittive non avete notizie'”.

Ghedini respinge anche “i pregiudizi” che si sono manifestati nei confronti della cooperazione. “Forse abbiamo comunicato di più la capacità imprenditoriale che altri valori”, ma in campo, spiega la dirigente Legacoop, “ci sono anche delle strumentalizzazioni che non nascono certo oggi”. I problemi però ci sono. I bandi al massimo ribasso e la competizione sul costo del lavoro e dei servizi creano le condizioni teoriche e in alcuni casi pratiche per l’insediamento mafioso. “Sapevamo di non essere immuni. La dimensione dell’inchiesta Aemilia colpisce, da qui a dire che l’Emilia è terra di mafia ce ne passa. Quel termine, terra di mafia, è stato sempre utilizzato per definire la struttura delle relazioni sociali e economiche dei territori in cui la vita economica e civile è governate dalla mafia. Invece il tessuto civile e economico della nostra regione è sano. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali di degrado e infiltrazione, non dire che l’Emilia Romagna è una terra mafiosa”.

 

Inserito da legacoop bologna il 02/03/2015

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Radio citta' del capo
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da associata | eventi|  

Africa Milk Project è una delle 5 best practices al mondo selezionate dalla commissione EXPO 2015 per dare una risposta alle necessità del pianeta

Data evento: 24/02/2015
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Con il progetto "Africa Milk Project: ama la tua terra, combatti la povertà, bevi il tuo latte", CEFA il seme della solidarietà, Granarolo, il Ministero degli Affari Esteri e l'associazione tanzaniana di allevatori Njombe Livestock Association, vincono il primo premio come migliore Best Practice nella categoria: "Sviluppo sostenibile di piccole comunità rurali in aree marginali.

COMUNICATO STAMPA

AFRICA MILK PROJECT È UNA DELLE 5  BEST PRACTICES AL MONDO SELEZIONATE DALLA COMMISSIONE EXPO 2015 PER DARE UNA RISPOSTA ALLE NECESSITÀ DEL PIANETA

Con il progetto "Africa Milk Project: ama la tua terra, combatti la povertà, bevi il tuo latte", CEFA il seme della solidarietà, Granarolo, il Ministero degli Affari Esteri e l'associazione tanzaniana di allevatori Njombe Livestock Association, vincono il primo premio come migliore Best Practice nella categoria: "Sviluppo sostenibile di piccole comunità rurali in aree marginali.

 

Bologna, 23 febbraio 2015 - Erano  800 i progetti in gara, esaminati da una commissione di cui facevano parte personaggi del calibro del fotografo Sebastiao Salgado, del Principe Alberto di Monaco, del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina e Andrea Illy, Presidente di Illy Caffè.

Africa Milk Project si è classificata prima nella sua categoria: "Sviluppo sostenibile nelle piccole comunità rurali in aree marginali" (www.feedingknowledge.net). Sarà dunque uno dei 5 progetti che verranno presentati come Best Practice sulla sicurezza alimentare a livello mondiale all'interno del Padiglione Zero, lo spazio sviluppato in collaborazione con le Nazioni Unite che avrà il compito di introdurre i 20 milioni di visitatori attesi al tema dell'esposizione universale di Milano.  Il progetto sarà presentato attraverso un film, che Expo realizzerà, e sarà proiettato per sei mesi nel Padiglione Zero: racconterà la storia degli "eroi" di questo piccolo miracolo.

"Le 'Best Practices' vincitrici", ha detto Giuseppe Sala, commissario unico delegato del Governo per Expo Milano 2015, "saranno protagoniste all'interno del Padiglione Zero, insieme agli autori dei progetti che assumeranno il ruolo di testimoni di Expo Milano 2015.  E' un'iniziativa che ha avuto un successo straordinario e ne siamo lieti, a dimostrazione, ancora una volta, dell'importanza del tema dell'esposizione universale in ogni parte del pianeta".

"Sarà importante raccontare ai milioni di visitatori di Expo la straordinarietà di questo progetto: una latteria sociale che è "modello di sviluppo inclusivo" perché ridistribuisce reddito a più membri di una comunità: gli 800 allevatori che conferiscono ogni giorno il latte, che altrimenti non avrebbero un mercato dove venderlo, e i lavoratori della latteria-caseificio e le loro famiglie", ha spiegato Paolo Chesani, direttore di Cefa Onlus. "La razionalità economica avrebbe consigliato di ritirare il latte da un'unica grande stalla con qualche centinaia di capi di bestiame, ma abbiamo scelto, invece, di coinvolgere 800 piccole imprese familiari contadine - che coinvolgono oltre 5000 persone - con 2-3 vacche ciascuna, ed è stata una bella sfida, ma siamo convinti che non esiste vero sviluppo, in un paese come la Tanzania, se i benefici della crescita non vengono ridistribuiti nel modo più ampio possibile. Grazie a questo circolo virtuoso, la latteria oggi è passata da progetto finanziato a una società i cui azionisti sono anche i partner-beneficiari", conclude Chesani. "In questo modo le realtà locali coinvolte sono state messe in grado di prendere autonomamente in carico le attività progettuali dando vita a una sostenibilità di lungo periodo".

"Abbiamo sostenuto un progetto che replica il modello cooperativo sul quale Granarolo stessa si fonda, in una delle zone più povere della Tanzania. Lo abbiamo sostenuto nel tempo con la tenacia di chi vuole arrivare a farlo decollare, ispirati dal senatore Giovanni Bersani, storico fondatore di Cefa Onlus (che ci ha recentemente lasciati) e dal suo team, costante nell'esserci vicino, nello spronarci a compiere missioni, ben al di là di logiche di mero assistenzialismo", spiega Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo, l'azienda che dal 2004 crede e sostiene attivamente questo progetto. "Oggi la latteria-caseificio di Njombe cammina con le proprie gambe grazie agli africani (tanti) della latteria, alle donne del distretto, che sono quelle che curano le stalle e gli animali, ai cooperanti di Cefa e ai lavoratori di Granarolo, sempre partecipi con le loro competenze.  Siamo convinti che si potrà esportare questo modello per dare concrete opportunità lavorative ad altri allevatori e casari e una produzione di latte pastorizzato e quindi sicuro a tanti bambini nel mondo". 

"Il premio ad Africa Milk Project, co-finanziato dalla Cooperazione Italiana, è un importante riconoscimento delle capacità degli attori del Sistema Italia di individuare soluzioni efficaci alle sfide dell'alimentazione", ha commentato Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. "Si tratta di un valido esempio di come sia possibile promuovere lo sviluppo creando alleanze tra mondo non-profit, settore privato - in particolare il mondo cooperativo - e istituzioni pubbliche".

IL PROGETTO IN BREVE

La Njombe Milk Factory riceve ogni giorno 3200 litri di latte da 800 allevatori della zona che possiedono per lo più 2 o 3 vacche da latte. Una volta consegnato "a mano" o raccolto con un furgone, il latte è pastorizzato. Una volta la settimana e a prezzo contenuto, una certa quantità è distribuita in 58 scuole del distretto di Njombe (sud della Tanzania), raggiungendo un bacino di utenza che oggi è di 28 mila scolari. Il calcio contenuto nel latte è alimento fondamentale della dieta dei bambini. In parte il latte è venduto, e, in piccola quantità, donato a ospedali e orfanotrofi nei dintorni. Il rimanente diventa yogurt - distribuito nei mercati locali - e vari formaggi. Caciotta, provolone e specialmente mozzarella sono venduti nelle città più importanti della Tanzania e nell'isola di Zanzibar. Se all'inizio il progetto voleva migliorare la vita delle comunità rurali e sviluppare l'economia del distretto, oggi è un'impresa che comincia a fare utili.

CHI È CEFA

Tutti gli uomini e le donne, anche i più poveri ed emarginati, poss?o?no migliorare la propria vita se sostenuti e accompagnati. CEFA, da oltre 40 anni, lavora in Africa e in America Latina a stretto contatto con le comunità rurali più discriminate?,? affinché sviluppino le proprie potenzialità: insegna loro a coltivare la terra in modo ragionato, perché vivano del proprio raccolto e, dove possibile, crea le premesse per strutturare cooperative e imprese? perché ?solo il lavoro muove l'umanità verso il futuro.

Per info: www.cefaonlus.it

 

Inserito da legacoop bologna il 24/02/2015

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legacoop bologna | imprese|  

CO.TA.BO. tassisti soccorritori a Bologna

Data evento: 06/02/2015

La cooperativa bolognese COTABO RADIOTAXI BOLOGNA ha equipaggiato 15 mezzi con defibrillatori automatici (DAE). L'intervento dei taxi, i cui conducenti hanno seguito un corso di formazione specifico, anticiperà soltanto e non sostituirà quello dell'ambulanza.

L'intervento dei taxi, i cui conducenti hanno seguito un corso di formazione specifico, anticiperà soltanto e non sostituirà quello dell'ambulanza. "Cotabo tiene molto ad avere un ruolo attivo nel benessere dei cittadini - sottolinea il presidente della cooperativa Riccardo Carboni -. Speriamo di ricevere meno richieste possibili, ma di essere utili in caso di emergenza".

Il progetto è lanciato a Bologna dalla cooperativa di tassisti Cotabo e dall'Azienda Usl, sotto la regia del Comune: è il primo in Europa che coinvolge i taxi nel soccorso. Il grande vantaggio dei tassisti, infatti, è che, attraverso la centrale, sono geolocalizzati. La centrale 118 è coordinata con quella di Cotabo: in caso di arresto cardiaco, quando i minuti possono fare la differenza fra la vita e la morte, se un taxi con defibrillatore è in zona viene inviato ad intervenire, in attesa dell'ambulanza. "I tassisti - ha spiegato Giovanni Gordini, direttore del dipartimento emergenza dell'Asl - ovviamente non si sostituiscono al 118, ma in caso di arresto cardiaco l'intervento tempestivo è fondamentale, ogni minuto che passa, le possibilità di salvare una vita diminuiscono del 10%.In questo modo, quando arriva l'ambulanza, c'è già stato un primo intervento che può rivelarsi decisivo".

"L'idea - dice Riccardo Carboni, presidente di Cotabo - è stata lanciata da alcuni nostri associati che nel loro tempo libero fanno volontariato come soccorritori. Per noi si tratta di un impegno civico per il bene della città, che noi viviamo al 100%: quello che è possibile fare, proviamo a farlo. Il nostro obiettivo è riuscire ad ampliarlo, dotando presto del defibrillatore altri tassisti che vorranno aderire".

 

Intervista al Presidente di Cotabo, Riccardo Carboni  e al Dott. Giovanni Gordini Direttore del Dipartimento di Emergenza dell'Ausl di Bologna

 

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Inserito da legacoop bologna il 06/02/2015

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defibrillatori cotabo
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legacoop bologna | associazione|  

Rita Ghedini: "La Lettera" su Repubblica Bologna

Data evento: 03/02/2015

Pubblicata su Repubblica edizione Bologna del 3 febbraio 2015

RITA GHEDINI Su Repubblica

Ma da sempre le nostre Cooperative sono rivali di chi lavora in modo opaco

" DASETTIMANE la cronaca  pone attenzione all' organizzazione che rappresento e alle imprese sue aderenti in ragione di fatti e racconti associati a molti piani della vita civile e politica del nostro territorio, diversi fra loro, ma con un elemento in comune: il collegamento con comportamenti illegali, opachi o, nella migliore delle ipotesi, socialmente riprovevoli. Un collegamento che respingiamo facendo parlare i fatti del nostro operare quotidiano. Per fare solo un esempio: alcuni arrestati nell' operazione  Ae milia  consideravano le cooperative come proprie avversarie. Nessuno è immune da infiltrazioni, la vigilanza la manteniamo alta, ma siamo fieri che questa gente ci consideri rivali, lo siamo. Tornando a Bologna e alla vicenda del Poc di Idice: nessuno ha titolo per entrare nel merito dell' inchiesta che la procura sta svolgendo sulla base delle dichiarazioni della sindaco Conti .Le abbiamo espresso la nostra solidarietà? la ribadiamo, auspicando un accertamento rapido di fatti e responsabilità. Ritengo però inconcepibile che questo possa travolgere il buon nome della cooperazione e introdurre equivoci insuperabili nel rapporto con le istituzioni. Non è necessario richiamare il ruolo della cooperazione nella qualità dello sviluppo economico, sociale e democratico del nostro territorio: i numeri che ci caratterizzano, sommati a quelli delle cooperative dell' Aci, descrivono larga parte della nostra società. Siamo figli della nostra storia, una storia che ha intrecciato visioni comuni tra classi politiche e forze economiche, cooperative e non, che hanno costruito benessere e coesione sociale. Da tempo la capacità imprenditoriale delle nostre cooperative e l' autonomia di espressione di chi le rappresenta sono un fatto assodato. Lo dico da cooperatrice che ha fatto un' esperienza politica importante. Considero entrambi i ruoli sotto il profilo istituzionale, perché esprimono una funzione pubblica. E considero mio compito interloquire con i rappresentanti delle istituzioni per esercitare tale funzione pubblica.   

LOFACCIO dando del tu a quelli che conosco, del lei a quelli che non conosco. Le nostre cooperative realizzano il 60% del fatturato fuori dal territorio provinciale: difficilmente ciò potrebbe accadere se fosse solo frutto di sodalizio politico. Le vicende di" Aemilia" e di "mafia capitale" ci consegnano un' amara verità: nessun territorio o sistema di imprese può ritenersi inviolabile da comportamenti illeciti e addirittura mafiosi. Se sul nostro territorio, a San Lazzaro o altrove, ci sono situazioni simili, chiediamo alle istituzioni preposte di informarci e di tutelarci. Ma non si ponga genericamente in relazione la capacità di sviluppo e di occupazione delle nostre imprese a comportamenti opachi o addirittura omologabili a quelli malavitosi. A San Lazzaro, come altrove, quando interessi, tutti legittimi, appaiono in contrasto una composizione è semp re possibile : la auspichiamo nella massima trasparenza. La crisi di un' impresa è un dramma e non una colpa e per questo richiamare le ricadute occupazionali di una scelta amministrativa è un dovere, non un "ricatto". Discutere di come riconvertire un settore in crisi come quello dell' edilizia è nostro dovere? ci interessa svolgere una discussione pubblica in cui sia chiaro che la prospettiva di uno sviluppo sostenibile è l' unica possibile e che il termine "sostenibile" deve essere declinato in tutti i suoi significati: ambientale, sociale ed economico, consapevoli che un modello di sviluppo strutturato in molti decenni non si cambia con un clic"

Inserito da legacoop bologna il 04/02/2015

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